Si può, siamo liberi come l'aria, si può,
si può, siamo noi che facciam la storia, si può.
Si può, io mi vesto come mi pare,
si può, sono libero di creare,
si può, son padrone del mio destino,
si può, posso mettermi un orecchino, si può.
Basta uno spunto qualunque e la nostra fantasia non ha confini,
basta un pennello e un colore e noi siamo pronti
a perpetuare la creatività dei popoli latini.
Si può, contestare e parlare male,
si può, migliorare il telegiornale,
si può, fare critiche dall'esterno,
si può, sputtanare tutto il governo, si può.
Si può, occuparsi di spiritismo,
si può, far dibattiti sull’orgasmo,
si può, far politica alternativa,
si può, siamo pieni di iniziativa, si può.
Siamo sicuri che abbiamo in comune la certezza del nemico,
siamo sicuri che c’è ma il più rosso e più nuovo dei partiti
non si sa perché diventa rosso antico.
Si può, siamo liberi come l'aria,
si può, siamo noi che facciam la storia, si può,
libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria.
Sono liberato, sono davvero più leggero,
sono infedele, sono matto, posso far tutto.
Viene la paura di una vertigine totale,
viene la voglia un po' anormale di inventare una morale,
utopia, utopia, utopia-pia-pia.
Si può, fare i giovani a sessant'anni,
si può, regalare i blue-jeans ai nonni,
si può, star seduti come un indiano,
si può, divertirsi con il digiuno, si può.
E dopo tante battaglie volendo puoi anche farti uno spinello,
il libanese è il migliore e tra poco dovrebbe cominciare
la pubblicità in un nuovo carosello.
Si può, inventarsi il protagonista,
si può, rinforzarsi dall’analista,
si può, occuparsi dell’individuo,
si può, farsi ognuno la propria radio, si può.
Si può, con la nostra cultura dietro,
si può, rinnovare tutto il teatro,
si può, dare al mondo un messaggio giusto,
si può, al livello di Gesù Cristo, si può.
Basta una bella canzone e la tua rivoluzione va da sola,
basta che ognuno si esprima e poi non importa
se si chiama la rivoluzione della Coca-Cola
Si può, siamo liberi come l'aria,
si può, siamo noi che facciam la storia, si può,
libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria.
parlato: Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di cambiare?
Utopia, utopia, utopia-pia-pia.
Libertà, libertà, libertà, libertà,
libertà, libertà, libertà, libertà,
libertà, libertà, libertà, libertà...
Giorgio Gaber (Pseudonym von Giorgio Gaberscik; 1937-2000) war ein italienischer Sänger-Songwriter, Dramatiker, Schauspieler, Kabarettisten, Gitarrist und Theaterregisseur. Er gilt als einer der bedeutendsten Künstler des italienischen Unterhaltungs- und Musikbereichs seit dem Zweiten Weltkrieg. Geboren in Mailand in eine Familie slowenischer Herkunft, näherte sich Gaber schon früh der Musik, trat in Mailänder Lokalen auf und arbeitete mit einigen Jazzmusikern zusammen. 1960 debütierte er beim Sanremo Musikfestival mit dem Lied "Il mio nome è" und erzielte einen mäßigen Erfolg. In den 1960er und 1970er Jahren etablierte sich Gaber als einer der originellsten und innovativsten Singer-Songwriter der italienischen Musikszene, bekannt für engagierte Texte und experimentelle Musik. Er arbeitete mit verschiedenen Künstlern zusammen, darunter Enzo Jannacci und Gino Paoli, und nahm an zahlreichen Musikfestivals teil. Zu seinen bekanntesten Liedern gehören "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" und "Non ho paura". Gaber widmete sich auch der Theaterregie und inszenierte sowohl eigene Werke als auch Stücke anderer Autoren. Seine künstlerische Laufbahn war von einem starken sozialen und politischen Engagement geprägt, das er durch seine Lieder und Theateraufführungen zum Ausdruck brachte. Giorgio Gaber starb 2000 in Mailand im Alter von 63 Jahren.
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