La notte faccio sempre tardi, non certo per divertimento,
la notte è il mio elemento.
Gli amici, la conversazione, quaranta sigarette, un po’ di vino,
comincio a stare meglio e mi si alza il tono.
Ma di mattina, ci tengo a precisare, all’una di mattina
c’è sempre un cretino che suona,
perché il cretino è un amico che sa che stai dormendo,
allora insiste, l’amico è tremendo.
"Ah sei tu Luciano!", (è l’ultima persona che vorrei vedere)
"Ah sei tu Luciano, mi fa piacere!".
Lui mi si butta addosso, un tenero abbraccio,
ha gli occhi gonfi, è pallido come uno straccio,
mi stringo nella giacca del pigiama, un po’ cortina,
barcollo poi raggiungo la cucina.
Così in mutande non sono a mio agio
ma lui non può capire,
sono il suo salvatore, ormai mi ha scelto,
sono un gruppo d’ascolto.
"Luciano sono troppo nudo, fammi mettere almeno i pantaloni!",
ma lui non mi dà tregua, non sente ragioni
e lo capisco certo non è il caso di occuparsi di pudore
quando un amico è disperato, distrutto dall’amore.
"Un attimo soltanto", provo a dire,
"dovrei andare!",
sono anche debole di reni,
meglio non dirlo di fronte ai suoi problemi.
Infatti lui mi butta addosso una tale dose di dolore
che non mi lascia il tempo, mi tocca rimandare.
"Povero Luciano!", (dovrei dirgli qualche cosa di geniale)
"Povero Luciano, come stai male!".
Lui soffre da morire, non esagera affatto,
è proprio vero, gli è successo di tutto,
se non fosse per come mi scappa lo potrei capire,
del resto anch’io ho sofferto per amore, adesso avrei da fare.
Ma lui mi piange sulla spalla, mi vuol bene, mi si butta addosso,
non vuole mica, non c’è Cristo che mi mandi al cesso!
Sono anche debole di reni, non ne posso più, maledizione,
la sento scivolare un po’, la fermo subito con il trucco della contrazione.
Poi con indifferenza mi asciugo un po’ la coscia,
cosa vuoi che sia in confronto alla sua angoscia.
Riprende a lamentarsi… è una cascata,
aiuto un’altra goccia sulla coscia, stavolta non l’ho fermata,
io cerco di scappare, se posso lo mollo
ma è troppo disperato mi si butta al collo.
… gli muore anche la mamma e lui si spara, è tutto un morire,
è nello squagliamento più totale, è nel terrore,
e io sono debole di reni, l’ho già detto, inutile resistere, tanto è lo stesso,
inutile resistere, lo so, lo so, oramai mi piscio addosso.
"Aiuto Luciano mi sto pisciando addosso!",
non è possibile, non voglio, non posso,
la sento scivolare, mi sto pisciando addosso,
senso già il suo calore,
"Aiuto Luciano, non la posso più fermare!", mi si è sciolto il cuore,
sono tutto una fontana, sono tutto un sudore.
Aiuto mollo tutto, sì, adesso piscio, piscio per due ore.
"Luciano? Luciano dove vai? Dai non andare via. Ma come ti faccio schifo?
Stavo dormendo… dai non fare così Luciano, vogliamoci bene!
E’ colpa tua. Te e quella scema che t’ha lasciato.
Vogliamoci bene Luciano… dai…"
Giorgio Gaber (Pseudonym von Giorgio Gaberscik; 1937-2000) war ein italienischer Sänger-Songwriter, Dramatiker, Schauspieler, Kabarettisten, Gitarrist und Theaterregisseur. Er gilt als einer der bedeutendsten Künstler des italienischen Unterhaltungs- und Musikbereichs seit dem Zweiten Weltkrieg. Geboren in Mailand in eine Familie slowenischer Herkunft, näherte sich Gaber schon früh der Musik, trat in Mailänder Lokalen auf und arbeitete mit einigen Jazzmusikern zusammen. 1960 debütierte er beim Sanremo Musikfestival mit dem Lied "Il mio nome è" und erzielte einen mäßigen Erfolg. In den 1960er und 1970er Jahren etablierte sich Gaber als einer der originellsten und innovativsten Singer-Songwriter der italienischen Musikszene, bekannt für engagierte Texte und experimentelle Musik. Er arbeitete mit verschiedenen Künstlern zusammen, darunter Enzo Jannacci und Gino Paoli, und nahm an zahlreichen Musikfestivals teil. Zu seinen bekanntesten Liedern gehören "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" und "Non ho paura". Gaber widmete sich auch der Theaterregie und inszenierte sowohl eigene Werke als auch Stücke anderer Autoren. Seine künstlerische Laufbahn war von einem starken sozialen und politischen Engagement geprägt, das er durch seine Lieder und Theateraufführungen zum Ausdruck brachte. Giorgio Gaber starb 2000 in Mailand im Alter von 63 Jahren.
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