Fonte luminosa, scena soffusa di magia
sera di televisione
voce sospesa nella mia casa
luce che fa compagnia
ma improvvisamente...
Un po' d'incertezza fin quando
la mano
si ferma sul telecomando
lo posa lontano
la mente che è ancora presente
si è scelta il suo giusto abbandono, il corpo è sereno
non si è quasi mosso
il cuore si è scelto la sua tenera ipnosi
con tutto se stesso.
Fonte luminosa, scena pervasa di allegria
ma improvvisamente...
E se improvvisamente ti venisse in mente
ti venisse in mente come in un sogno visto dal di fuori
che cosa resterebbe di questo vetro luminoso
se non avesse spettatori.
Se ti venisse da pensare
che per un attimo soltanto non esiste
l'ascoltatore.
E se abbassando l'audio
e fermo sulla bocca del cantante ti venisse in mente
che fuori non c'è più nessuno
che sono tutti morti o andati via
e in tutto il mondo c'è soltanto quella bocca
piena di poesia.
Il deserto, il deserto.
E se improvvisamente ti venisse in mente
ti venisse in mente che quella bocca colorata
gira per le stanze vuote
la grande orchestra è lì che suona
e non si sentono le note.
Se tu vedessi la tua casa vuota
come vista da lontano, sempre più lontano
c'è soltanto la televisione e nei palazzi
nessuno.
Se ti venisse in mente che niente ha resistito
la massa è morta dolcemente e l'individuo
si è addormentato.
Il deserto, il deserto.
L'illogica illusione che la voce si disperda
nel deserto.
La grande sensazione di esser solo insieme a tutti
nel deserto.
C'è solo il grande schermo che va avanti
è una follia di indifferenza e presunzione
non si accorge di parlare a gente assente
a un auditorio di cartone.
La grande bocca non si può fermare, non fa conto dell'assenza
e sfoga, sfoga la furia di abbondanza sempre più vistosa
bisogna far qualcosa, bisogna far qualcosa
trecento ballerini, luci a tutto spiano
gli specchi, la ricchezza e anche lo spreco, il grande sacrificio
l'America che irrompe nelle case vuote
i fuochi d'artificio.
Bisogna far qualcosa, qualsiasi cosa, bisogna dirlo
a quella bocca aperta, mandargli un telegramma urgente.
"Guardate, non c'è più la gente", bisogna dirlo
al grande schermo, ai dirigenti, alla Demoscopea
la gente è andata via, la gente è andata via
è andata tutta via.
Il deserto, il deserto.
L'illogica illusione che la voce si disperda
nel deserto.
La grande sensazione di esser solo insieme a tutti
nel deserto.
E per la prima volta e per noi soli
il sole
è tramontato e poi si è alzato
e si respira e l'aria è fresca
al mio palato.
E per la prima volta e per noi soli
il sole.
Giorgio Gaber (Pseudonym von Giorgio Gaberscik; 1937-2000) war ein italienischer Sänger-Songwriter, Dramatiker, Schauspieler, Kabarettisten, Gitarrist und Theaterregisseur. Er gilt als einer der bedeutendsten Künstler des italienischen Unterhaltungs- und Musikbereichs seit dem Zweiten Weltkrieg. Geboren in Mailand in eine Familie slowenischer Herkunft, näherte sich Gaber schon früh der Musik, trat in Mailänder Lokalen auf und arbeitete mit einigen Jazzmusikern zusammen. 1960 debütierte er beim Sanremo Musikfestival mit dem Lied "Il mio nome è" und erzielte einen mäßigen Erfolg. In den 1960er und 1970er Jahren etablierte sich Gaber als einer der originellsten und innovativsten Singer-Songwriter der italienischen Musikszene, bekannt für engagierte Texte und experimentelle Musik. Er arbeitete mit verschiedenen Künstlern zusammen, darunter Enzo Jannacci und Gino Paoli, und nahm an zahlreichen Musikfestivals teil. Zu seinen bekanntesten Liedern gehören "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" und "Non ho paura". Gaber widmete sich auch der Theaterregie und inszenierte sowohl eigene Werke als auch Stücke anderer Autoren. Seine künstlerische Laufbahn war von einem starken sozialen und politischen Engagement geprägt, das er durch seine Lieder und Theateraufführungen zum Ausdruck brachte. Giorgio Gaber starb 2000 in Mailand im Alter von 63 Jahren.
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