Una pallina bianca è uguale a una pallina bianca.
Una pallina bianca è diversa da una pallina nera.
E nessuna delle due palline si è offesa.
Strano.
L'uomo, che ha il senso della giustizia, tende all'uguaglianza.
Anzi.
Ha fatto un sacco di cose curiose in nome dell'uguaglianza.
Per l'uomo l'uguaglianza è addirittura una malattia.
Noi tutti diciamo un bianco è uguale a un negro.
Forse il negro è un po' più marroncino...
Oddio, non sarò mica razzista, eh? Devo stare attento.
Sì, meglio dire che un bianco abbronzato è uguale a un negro.
Pallido.
La parola "diverso" non la si può proprio usare.
Tranne che per le palline.
Fa paura, ripugna il nostro senso di giustizia che ci porta ad altre conclusioni perfettamente logiche.
Per esempio: l'uomo è uguale alla donna.
Uguale uguale uguale? Uguale.
Certo, non si può mica essere razzisti!
La parola "diverso" non la si può proprio usare.
Tranne che per le palline.
È ideologicamente scorretta ed è encomiabile questo sforzo pazzesco di parlare sempre di uguaglianza, ma talmente encomiabile che perdona a volte una certa trascuratezza del dato biologico.
Certo, l'uomo è proprio uguale alla donna.
Tranne che per le palline.
Basta, basta! Bisogna avere il coraggio di dire che un bianco è diverso da un negro, che un uomo è diverso da una donna, che uno svedese è diverso da un siciliano!
Gli unici simpatici in questo senso sono i tedeschi.
A loro il concetto di uguaglianza non gli ha mai sfiorati.
Per loro è sempre stato chiarissimo che gli altri sono diversi.
Sì, va be', ma a parte i tedeschi, che effettivamente sono un po' esageratini, anche noi appena usiamo la parola "diverso" subito tac, tac, tac, tac, tac, tac, tac.
Ma, io dico, non si potrebbe essere diversi così, su un piano, tutta una base.
L'ho chiesto al Governo.
"Telefona al tuo Governo...!" E io: "Pronto? Scusi non si potrebbe...?" Così sarebbe la sciagura di non avere buoni capi che ci guidano democraticamente.
Ahimè.
Ho proprio paura che moriremo con l'incubo del leader, del genio.
A meno che...
Giorgio Gaber (Pseudonym von Giorgio Gaberscik; 1937-2000) war ein italienischer Sänger-Songwriter, Dramatiker, Schauspieler, Kabarettisten, Gitarrist und Theaterregisseur. Er gilt als einer der bedeutendsten Künstler des italienischen Unterhaltungs- und Musikbereichs seit dem Zweiten Weltkrieg. Geboren in Mailand in eine Familie slowenischer Herkunft, näherte sich Gaber schon früh der Musik, trat in Mailänder Lokalen auf und arbeitete mit einigen Jazzmusikern zusammen. 1960 debütierte er beim Sanremo Musikfestival mit dem Lied "Il mio nome è" und erzielte einen mäßigen Erfolg. In den 1960er und 1970er Jahren etablierte sich Gaber als einer der originellsten und innovativsten Singer-Songwriter der italienischen Musikszene, bekannt für engagierte Texte und experimentelle Musik. Er arbeitete mit verschiedenen Künstlern zusammen, darunter Enzo Jannacci und Gino Paoli, und nahm an zahlreichen Musikfestivals teil. Zu seinen bekanntesten Liedern gehören "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" und "Non ho paura". Gaber widmete sich auch der Theaterregie und inszenierte sowohl eigene Werke als auch Stücke anderer Autoren. Seine künstlerische Laufbahn war von einem starken sozialen und politischen Engagement geprägt, das er durch seine Lieder und Theateraufführungen zum Ausdruck brachte. Giorgio Gaber starb 2000 in Mailand im Alter von 63 Jahren.
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