Questi nostri tempi di sconvolgimenti
sono tempi assai degni di storia ma non di memoria,
lo stato non agisce e tanto meno cautela,
ci vorrebbe una pistola!
La violenza urbana è una cosa seria
e quel senso di ostile che avverto e che gira nell’aria,
è giusto che la gente si difenda da sola,
io mi compro una pistola!
parlato: 7 e 65, automatica, fuori ordinanza, calcio scuro con quadrettature, canna corta, grilletto cromato con scatto dolce… clic…clic…clic!
Al momento la porto in giro la domenica
e la gente è più distesa e va in giro coi cani
e non sa niente dell’oggetto più fedele e più perfetto
che rigiro tra le mani.
La sento che scende, tira e pesa come un grosso sasso,
sento l’importanza della sua presenza,
ci si sente a posto quando si porta in tasca una di quelle cose che al momento giusto
possono esplodere e fare un gran rumore;
figuriamoci io che neanche agli uccellini
non sparo mai!
Io nel nostro tempo non ci vedo chiaro,
c’è un enorme sviluppo, una gran libertà di pensiero,
davvero interessante però non mi consola,
porto sempre la pistola!
parlato: 7 e 65, l’ho già detto, certo il grilletto, ciò già un rapporto stupendo: dolce, sensibile… clic…clic… clic!
Me la sento un po’ dura in tasca ai pantaloni,
mi fa sempre un certo effetto così gelida e liscia,
l’accarezzo con la mano e la sento che si scalda
a contatto della coscia.
Cammino tutto irrigidito ma mi sento bene
come se fossi eternamente in erezione,
ogni tanto entro in un orinatoio un attimo per guardare l’oggetto stupendo,
nessuno può sapere che cosa sto facendo;
figuriamoci io che negli orinatoi non piscio mai!
parlato: Loro pisciano, pisciano tutti, vengono qui apposta e così credono di me. Mi vedono solo la nuca e le gambe, le tengo un po’ divaricate e me la guardo: bella, il calcio con le quadrettature… c’è n’è uno accanto, lo so cosa fa, gli vedo le gambe e la nuca, ben pasciuto l’omaccione, la piega della nuca mi sorride come fosse una grossa bocca… che fa, prende per il culo! Non piscio mai negli orinatoi! Dunque il calcio, le quadrettature e il grilletto dolce, sensibile come una piccola palpebra, tenera, socchiusa, clic… clic…[SPARO]
Questi nostri tempi di sconvolgimenti, questi nostri tempi…
Giorgio Gaber (Pseudonym von Giorgio Gaberscik; 1937-2000) war ein italienischer Sänger-Songwriter, Dramatiker, Schauspieler, Kabarettisten, Gitarrist und Theaterregisseur. Er gilt als einer der bedeutendsten Künstler des italienischen Unterhaltungs- und Musikbereichs seit dem Zweiten Weltkrieg. Geboren in Mailand in eine Familie slowenischer Herkunft, näherte sich Gaber schon früh der Musik, trat in Mailänder Lokalen auf und arbeitete mit einigen Jazzmusikern zusammen. 1960 debütierte er beim Sanremo Musikfestival mit dem Lied "Il mio nome è" und erzielte einen mäßigen Erfolg. In den 1960er und 1970er Jahren etablierte sich Gaber als einer der originellsten und innovativsten Singer-Songwriter der italienischen Musikszene, bekannt für engagierte Texte und experimentelle Musik. Er arbeitete mit verschiedenen Künstlern zusammen, darunter Enzo Jannacci und Gino Paoli, und nahm an zahlreichen Musikfestivals teil. Zu seinen bekanntesten Liedern gehören "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" und "Non ho paura". Gaber widmete sich auch der Theaterregie und inszenierte sowohl eigene Werke als auch Stücke anderer Autoren. Seine künstlerische Laufbahn war von einem starken sozialen und politischen Engagement geprägt, das er durch seine Lieder und Theateraufführungen zum Ausdruck brachte. Giorgio Gaber starb 2000 in Mailand im Alter von 63 Jahren.
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