Caro Gismondo come andiamo eh? Va sempre peggio!?!
Mi sono permesso di portarti un mandarancio… Ma figurati, era il minimo. Non lo mangi? Ah, una palla, bello… o un ricordo? Che simpatico!
Dunque avanti cominciamo. Come ti devi mettere? Bravo! Vedi che quando vuoi capisci eh? Perché figliolo la parola è importante sai? E’ un suono, una musica, capisci eh?. Se tu a uno gli fai: "Zitto!", quello sta zitto, perché: zzz...zitto! Se invece gli fai: "Quieto!", quello si quieta, perché ‘quieto’ acquieta. Una musica, eh?. Sta a sentire Gismondo: "Amore!", che bello eh? "Amore..."… non ti si apre il cuore, eh? "Amore". Non ti si apre il cuore, vabbe’.
Ascolta Gismondo, io non vorrei mai essere troppo severo nei tuoi confronti, ma neanche permissivo eh?
Avanti, mangia il mandarancio! Certo, la parola non è tutto… specialmente per te… e ti do atto che esistono dei linguaggi più semplici e misteriosi e forse anche più immediati e veri, che sarebbero poi quelli della comunicazione "outre", "outre" eh? Il gioco per esempio, certo, il gioco, va benissimo. Facciamo un gioco eh? E sì, facciamo quel giochino che uno deve ritirare… le mani prima che quell’altro colpisca, sai eh? E’ un giochino di prontezza di riflessi, sì.
Da piccolo lo facevo col gatto… ‘TAC’, ‘TAC’, ma poi si litigava uh, si litigava a morte, perché io… ‘PA’, ‘PA’, ‘PA’, gli facevo certi zamponi… si sa lo sport degenera sempre. E tutti che mi dicevano: "Vigliacco! Te la prendi perché e più piccolo!". Intanto non si possono sempre avere a disposizione degli elefanti eh! E poi non mi sono mai piaciuti gli animali intelligenti, sono già viziati… non c’è dialogo. II cane mi fa schifo! Con quegli occhi… da cane! E i padroni che ci parlano. Ma capisci, parlano coi cani!
Gismondo… ti vedo distratto eh? Forse sei un po’ imbecille. Meglio, meglio: l’intelligenza non solo è superflua, ma intralcia… "outre". Certo è la fisicità che conta. Tu saprai certamente che di fronte all’eros, no… alla libido, certi istinti sono uguali per tutti, che dici? Forse lì potremmo capirci, eh, è vero?…
Gismondo mi vuoi un po’ di bene? Potresti innamorarti di me? Un domani? Respinto. Non importa. No, non mi offendo. Vabbe’ non sono il tuo tipo, vabbe’. Ma Gismondo credimi, guarda che… guarda che l’amore è importante sai? L’amore è importante per… per… per trovare un punto di intesa, una penetrazione più… Voglio dire, ci sarà pur qualcosa che ci accomuna, una strada, qualcosa che valga per me, per te! Forse esistono delle cose ancora più semplici, eterne, assolute… La morte. Ah, ah, ah, ti ho fregato Gismondo, e già la morte giusto… ma che ne so io della morte? Sì però dev’essere una cosa bella eh? Un attimo in cui tutto si rivela, e avresti voglia di dire: "Ecco, è così!"
Ho visto un porcellino morire, un giorno… Ti interessa? Soffriva sai? Mi guardava fisso e gemeva, ma non troppo, era come una specie di calma. Poi il cuore ha cominciato a battergli forte… ma era bravo, sai? Ho avvertito che avremmo potuto capirci. Bastava pochissimo. Non era un agonizzante esigente. Forse perché aveva capito che quando si muore bisogna anche godere. Se i morenti piangono ancora è perché non godono abbastanza. Certo il peggio è per chi assiste. Le poche frasi balbettate annunciano solo stupore, fastidio, voglia di togliersi dall’imbarazzo e qualche volta anche paura e schifo.
Certo il peggio è per chi assiste… e mio padre moriva! Io lo avevo già visto molto malato, ma quella volta era diverso. Mio padre se ne andava di attimo in attimo, e io rimanevo di fronte a lui per compatire. Capivo che lui non mi ritrovava, ma non basta capire, bisognerebbe essere. Dovevo trovare in me un altro uomo più grande di me per aiutarlo a morire dolcemente. Ma c’ero solo io, questo. E mi mancava la possibilità di dire una cosa a un altro. Questo io non ce l’avevo. Provai ad allungare una mano ma con paura, senza amore. Forse è solo questo che possiamo fare senza ingannare noi stessi. Sudava gocce così grosse che sembrava piangesse con tutto il corpo. In quei momenti è seccante essere diventati poveri come si è. Si manca di quasi tutto quello che occorre per aiutare qualcuno a morire. Mio padre era solo!
Ma se non esiste più neanche un essere, magari in qualche parte del mondo, con cui puoi…… sono solo!
Sono solo!
SONO SOLO!!!
Giorgio Gaber (Pseudonym von Giorgio Gaberscik; 1937-2000) war ein italienischer Sänger-Songwriter, Dramatiker, Schauspieler, Kabarettisten, Gitarrist und Theaterregisseur. Er gilt als einer der bedeutendsten Künstler des italienischen Unterhaltungs- und Musikbereichs seit dem Zweiten Weltkrieg. Geboren in Mailand in eine Familie slowenischer Herkunft, näherte sich Gaber schon früh der Musik, trat in Mailänder Lokalen auf und arbeitete mit einigen Jazzmusikern zusammen. 1960 debütierte er beim Sanremo Musikfestival mit dem Lied "Il mio nome è" und erzielte einen mäßigen Erfolg. In den 1960er und 1970er Jahren etablierte sich Gaber als einer der originellsten und innovativsten Singer-Songwriter der italienischen Musikszene, bekannt für engagierte Texte und experimentelle Musik. Er arbeitete mit verschiedenen Künstlern zusammen, darunter Enzo Jannacci und Gino Paoli, und nahm an zahlreichen Musikfestivals teil. Zu seinen bekanntesten Liedern gehören "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" und "Non ho paura". Gaber widmete sich auch der Theaterregie und inszenierte sowohl eigene Werke als auch Stücke anderer Autoren. Seine künstlerische Laufbahn war von einem starken sozialen und politischen Engagement geprägt, das er durch seine Lieder und Theateraufführungen zum Ausdruck brachte. Giorgio Gaber starb 2000 in Mailand im Alter von 63 Jahren.
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Eine Gitarre zu stimmen, kann für Anfänger eine Herausforderung darstellen, aber es ist ein wichtiger Schritt, um sicherzustellen, dass Ihr Instrument gut klingt.